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martedì 11 dicembre

MEZZOGIORNO DI FUOCO


Lo sceriffo Will Cane, proprio nel giorno del suo matrimonio, si vede recapitare una brutta notizia: "Hanno graziato Frank Miller". Miller, un assassino arrestato anni prima dallo sceriffo, aveva giurato di ucciderlo. La cittadina si schiera subito con Cane. Il sindaco lo induce a partire ma Will, che "non è mai fuggito una volta in tutta la sua vita", decide di rimanere e di organizzare l'accoglienza al bandito, che arriverà col treno di mezzogiorno, aiutato da tre complici già sul luogo. A poco a poco tutti gli amici dello sceriffo, chi per una ragione chi per un'altra, si tirano indietro, compreso il suo aiutante, compresa la stessa giovane moglie. Cane rimane dunque solo ad affrontare i nemici, ma riesce a farcela lo stesso, grazie anche all'aiuto della moglie che ha avuto un ripensamento all'ultimo momento. Il film dura 85 minuti, che è il tempo esatto dell'azione, scandita minuto dopo minuto dagli orologi. Il regista Zinnemann non era uno specialista del genere e infatti Mezzogiorno non è una normale storia di frontiera, la sua è una comunicazione (senza indiani, senza praterie, senza cavalli) che potremmo definire "intellettuale". Determinante per il suggestivo sostegno che trasmette è la colonna sonora di Dimitri Tiomkin che compose la memorabile canzone cantata da Tex Ritter. Gary Cooper (premio Oscar) che cammina solo, vestito di scuro, col passo cadenzato dalla musica, in cerca di aiuto, è un altro dei grandi, perfetti disegni che fanno parte del patrimonio iconografico che non è solo dei film. A Mezzogiorno furono attribuite implicazioni particolari, forse complicate, come quella che lo vuole un'opera contro il maccartismo: il produttore Stanley Kramer si affidò a sceneggiatori iscritti nelle famigerate liste nere e Gary Cooper (che comunque non aveva manifestato sentimenti libertari, in quel senso) avrebbe rappresentato l'uomo solo e innocente tradito, incomprensibilmente, da tutti: nemici, amici, congiunti. Il film non entusiasmò tutti, proprio per quello che poteva apparire artificio, ma abbiamo già notato (nelle "ricostruzioni" di Casablanca, per esempio) che l'artificio spesso finisce per trasformarsi in uno strumento valorizzatore, una sorta di plusvalore espressivo. È una delle tante licenze del cinema, che brilla di una sua particolare illogicità. Gary Cooper alla fine, abbracciando dolorosamente sua moglie, getta a terra la stella di sceriffo, sale sul carro e abbandona i traditori. Ben vengano artifici come questo.

Potete visualizzare la scheda completa cliccando qui
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