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Abbiamo visto insieme / Cinema / 2016-2017 / BEATA IGNORANZA

BEATA IGNORANZA


Da sabato 01 aprile A domenica 02 aprile


Ernesto e Filippo si conoscono da una vita, ma non si rivedevano da 25 anni: a dividerli è stato l'amore
per la stessa donna, Marianna, e la nascita di una figlia, Nina. Ora però si sono ritrovati ad insegnare
nello stesso liceo, l'uno italiano, l'altro matematica, e a dividerli è subentrato il loro modo di gestire il
rapporto con le alte tecnologie: Ernesto ha un Nokia del '95, non possiede un computer ed è orripilato
davanti al dilagare dei social media; Filippo invece vive di selfie, chat e incontri in rete. Le rispettive
preferenze non possono non influire sullo stile accademico dei due docenti nonché sulle loro relazioni
personali, e l'attrito esplode proprio in classe, debitamente filmato e condiviso su Internet. Nina
intercetta quel video virale e decide di girare un documentario creando un esperimento antropologico
secondo cui Ernesto dovrà imparare ad utilizzare computer, smartphone e social, mentre Filippo dovrà
disintossicarsi da qualsiasi comunicazione virtuale, con l'aiuto di un gruppo di sostegno per la
dipendenza online. E poiché Nina ha una conoscenza personale di entrambe le sue cavie la situazione
è destinata a complicarsi e ad assumere sfumature tragicomiche.
Massimiliano Bruno e la Italian International Film di Fulvio Lucisano si buttano a pesce sulla nuova
tendenza cinematografica italiana che individua nel suo capostipite ''Perfetti sconosciuti'', ma come ogni
progetto successivo che rincorre un'ispirazione originale 'Beata ignoranza' non riesce a trasformare
un'idea interessante (il confronto fra due modi opposti di gestire un aspetto chiave della
contemporaneità) in una narrazione cinematografica soddisfacente.
Il principale problema di 'Beata ignoranza' è infatti proprio la sceneggiatura firmata da Bruno insieme a
Herbert Simone Paragnani e Gianni Corsi, piena di implausibilità che riguardano soprattutto la
costruzione dei due protagonisti. Se da un lato Ernesto è divertente nella sua avversione granitica alla
modernità (merito anche della recitazione di Marco Giallini, che sa inserire sfumature anche là dove
non sono previste) dall'altro risulta del tutto incoerente nella gestione del suo rapporto con Nina e
nell'attrazione per un'altra insegnante, Margherita, assuefatta a quei social che lui dovrebbe detestare.
Ma va ancora peggio a Filippo, ignorante anche della materia che insegna (Perché gli permettono di
fare il docente di ruolo in un liceo? Perché per fortuna c'è la "Buona Scuola", suggerisce una battuta),
ex elettore di Forza Italia che vive alla Balduina insieme a due perdigiorno cannaioli, in un assetto
domestico (anche solo di arredo) che sarebbe concepibile al Pigneto, non in uno dei quartieri più
conservatori di Roma. E via elencando incoerenze e assurdità. Alessandro Gassman si vede costretto
a recitare il suo ruolo contradditorio e bidimensionale con sguardi e smorfie che non fanno onore alla
sua abilità di attore.
Va meglio ai personaggi di contorno (come spesso succede nei film di Bruno): l'operatrice Iris
(Emanuela Fanelli) è spassosa nella sua caratterizzazione della virago con accento "etnico", il
coinquilino di Filippo, Gianluca (Giuseppe Ragone), diverte con i suoi talenti inutilizzati strizzando
l'occhio a 'Smetto quando voglio', il bidello Alessandro Di Carlo appare e scompare come una
maschera goldoniana e Teresa Romagnoli fa del suo meglio per restituire a Nina un briciolo di
autenticità. Terribile invece il personaggio di Marianna, interpretata da Carolina Crescentini con
sguardo lacrimoso. Tra l'altro tutti e tre i principali ruoli femminili (Marianna, Nina, Margherita)
sembrano incapaci di gestire la propria sessualità in modo maturo, o anche solo di conoscere l'uso dei
contraccettivi.
Il linguaggio cinematografico è infine un pasticcio: l'obiettivo di preparare quella "sorpresa finale" che
caratterizzava il prototipo 'Perfetti sconosciuti' distorce tutta la costruzione narrativa, interrompendo il
flusso del racconto con inserti da web serie che la conclusione (anche quella improbabile) dovrebbe
giustificare, e che invece rendono semplicemente faticoso per lo spettatore seguire il filo della storia.
Quello che manca è soprattutto una verità di fondo nella gestione delle relazioni interpersonali che si
limitano ad interazioni da spot televisivo, senza quella profondità che, anche nel contesto di una
commedia, è necessaria perché la storia funzioni. Per contro 'Beata ignoranza' non risparmia le tirate
moraliste sui giovani e la loro presunta incapacità di distinguere reale e virtuale: da che pulpito,
verrebbe da osservare.
Potete visualizzare la scheda completa cliccando qui

ORARI:
Sabato: ore 21:00
Domenica: ore 16:15 - 21:00
Durata del film: 102 minuti
Biglietto per Adulto € 5,50
Biglietto per Bambino (fino a 12 anni) € 3,00